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12 août 2011 5 12 /08 /août /2011 06:09

Rodolfo Ricci« La poussée propulsive du capitalisme est finie. Phénoménologie de la crise du saut possible »

La spinta propulsiva del capitalismo è finita. Fenomenologia della crisi e del possibile passaggio.

 

Cet essai nous vient d'Italie.

Il traite des évènements économiques et politique à la lumière de l'expérience des militants Italiens face à la crise, à la politique dite de Berlusconi, à la prétention du patronat italien, de la technocratie des orientations et décisions européennes dans la crise, en un mot du capital national et international,  de s'opposer à la montée d'une volonté de changement réel, de le substituer par un gouvernement dit technique sur la base d'une politique d'austérité échappant totalement aux institutions, au contrôle démocratique, à la personne en tant que producteur et consommateur, etc....

A lire pour ceux qui le peuvent en italien, pour comparer les analyses d'un pays à l'autre, mais pas seulement : il s'agit là d'une recherche personnelle d'un militant pour le débat et la réflexion commune, et pour nous enrichir mutuellement de nos différences et de nos convergences.

Pierre Assante, 13 août 2011

 

La spinta propulsiva del capitalismo è finita. Fenomenologia della crisi e del possibile passagio

« La poussée propulsive du capitalisme est finie. Phénoménologie de la crise du saut possible »

di Rodolfo Ricci

 

 L’affannosa discussione agostana sui turbinii delle borse mondiali intorno al vacillare dei debiti sovrani (cioè degli Stati in quanto istituzioni), di fronte al mercato globalizzato della finanza, è penosa.

Si approccia il problema, generalmente, come scarsa capacità degli Stati di assecondare la fiducia dei mercati, ovvero, per la condizione transitoria, degli investitori (che sono milioni di individui gestiti dai fondi di investimento riconducibili a poche mani), nella loro funzione di risparmiatori.

Dall’altra parte, abbiamo altri milioni di individui. Questa volta, nella funzione di produttori, che, a causa della crisi, restano disoccupati o, ove si tratti di imprenditori, rischiano di fallire miseramente.

Poi, vi sono i consumatori, sempre meno entusiasticamente predisposti all’acquisto, a causa del vizioso rapporto tra reddito disponibile e capacità di consumo, ovvero del potere di acquisto, ridotto ai minimi termini.

Risparmiatori, produttori, consumatori. Tutti in lotta l’uno contro l’altro.

Ma quegli individui, quelle persone, sono le stesse: di volta in volta inquadrati dall’obiettivo del risparmio, della produzione, del consumo. Una specie di santa trinità intristita dalla crisi.

Si cerca di spostare l’attenzione sulla possibilità che la competitività di sistema-paese cresca a discapito di altri, affinchè i medesimi individui possano rafforzare allo stesso tempo la loro triplice funzione di risparmiatori, produttori e consumatori, facendone pagare dazio ad altri risparmiatori, produttori e consumatori di paesi meno scaltri o attrezzati. Si ipotizzano misure che generalmente prevedono l’abbassamento degli standard di welfare. Del tutto illogico che un paese diventi più competitivo allorchè si riducano i servizi sanitari, scolastici ed educativi, ecc. ecc.

Inoltre, di questi paesi meno scaltri, ve ne sono sempre meno a disposizione (visto anche che hanno, a loro volta, sperimentato il gioco in largo anticipo), quindi la partita diventa sempre più interna, giocata, per così dire, in casa. Dentro i confini storici del capitalismo. E la partita comincia a far emergere la coscienza che il sistema ha limiti strutturali. Ogni sistema è infatti finito. Come la scienza e la logica ci hanno insegnato da tempo. Quando non vi sono più frontiere esterne da conquistare e da superare, ci si deve fermare ad un presente contestuale.

Qui ed ora si devono fare i conti.....

.......Suite sur le site d'EMIGRAZIONENOTIZIE :  ici

http://www.emigrazione-notizie.org/articles.asp?id=459

 

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